12 maggio: le città non si vendono!

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foto di Ferdinando Kaiser

Dalle città spagnole parte l’appello alla costruzione di una mobilitazione internazionale contro svendita di patrimonio e servizi, debito odioso, pareggio di bilancio e turistificazione.

Spagna calling: costruiamo una mobilitazione internazionale!

 

Debito stratosferico, blocco della finanza pubblica locale, turistificazione. Sono questi i tratti caratteristici che accomunano le città del sud Europa a dieci anni dalla crisi e che si sommano, si incrociano (e in larga misura derivano) da quel mix letale di impoverimento, disoccupazione di massa e emigrazione che ha segnato la vita di queste città nel corso di un tempo storico che sembra essersi fermato all’istante in cui qualcuno lo ha chiamato “crisi”, connotandolo falsamente di un carattere eccezionale e d’interruzione della normalità.

Sanno tutti ormai, invece, che di eccezionale questi dieci anni di vita hanno ben poco e che la “gestione della crisi” in nome dell’austerità ha consegnato le regioni più “depresse” ad un tunnel circolare e senza via d’uscita: i diktat della BCE sono entrati fin dentro la costituzione dei paesi (pareggio di bilancio in Italia, Ley Montero in Spagna..) aumentando i tagli di welfare e servizi pubblici e le privatizzazioni che, a loro volta, hanno incrementato i tassi di disoccupazione e la non-ripresa economica.

Insieme a diversi altri, questi fattori hanno contribuito in maniera significativa alla crescita del debito pubblico delle amministrazioni locali e, in particolare proprio di quelle che al blocco della spesa e delle gestioni speculative delle casse pubbliche da parte di vecchi e nuovi amministratori, hanno registrato anche minori “entrate” (il 78% dei comuni italiani in pre-dissesto è del mezzogiorno!).

Il sovra indebitamento non è dunque un nuova “crisi”, ma una condizione inevitabile dell’austerità e comune a tante città. Come stiamo tragicamente vivendo nell’ultima sciagura napoletana, inoltre, a pagarne i costi sono ancora una volta gli abitanti. Qualunque sia la soluzione amministrative (dissesto o riequilibrio finanziario d’ordinaria amministrazione), infatti, l’unica strada che si prospetta con le regole del “gioco” attuali è la vendita delle città: un nuovo ciclo di svendita del patrimonio e di taglio ed esternalizzazione dei servizi. A ben vedere, infine, c’è un altro fenomeno che a prima vista sembra fortemente slegato da tutto ciò e che accomuna Lisbona, Madrid, Malaga, Barcelona, Napoli, Palermo, Roma, Venezia, Atene, ecc.. Il gigantesco incremento del turismo negli ultimi anni. Un fenomeno profondamente contradditorio perché, come un raggio di sole nel mezzo di una tempesta, è stato accompagnato da una diffusa percezione di “ripresa”.

Nella comune assenza di alcun tipo di regolazione, tuttavia, quella gran mole di nuova ricchezza messa in circolo solo in una percentuale residuale è finita nelle tasche di chi ha trovato un nuovo lavoro che prima non c’era, mentre a ingrossare i patrimoni sono finiti ancora una volta redditieri nostrani e investitori stranieri. Anche in questo caso il circolo è vizioso: più vuote sono le casse comunali, più la svendita delle città trova nella fabbrica del turismo il suo mercato ideale, più gli abitanti sono sostituiti da animatori di quello che diviene un triste e gigantesco villaggio turistico.
L’insieme di queste riflessioni non viene soltanto da quell’insieme di realtà napoletane che stanno provando a generalizzare la quasi grottesca discussione sul debito del comune di Napoli ad una piattaforma di lotta contro l’austerità e il debito illegittimo e odioso ma dalla chiamata ad una mobilitazione internazionale che viene da Malaga, Madrid, Barcelona e diverse altre città spagnole.

Il 12 maggio in tante città della spagna si scenderà in strada con una comune parola d’ordine contro debito, austerità e turistificazione: la città non si vende!
Una buona proposta per rispondere unitariamente ad una nuova aggressione all’ 99% della popolazione, restituendo fiato a quella marea di lotte e vertenze disseminate e affogate in tutto il paese.
Un’occasione imperdibile per riconnettere i fili di chi da dieci anni continua a pagare, ogni volta in una forma nuova, i costi di una crisi che non solo non ha generato, ma che le ha tolto casa, reddito, diritti, felicità e, tra poco, anche quello spazio urbano in cui ha faticosamente provato a resistere in questi anni.
E’ per queste ragioni che rilanciamo l’appello e l’invito alla costruzione di una mobilitazione autonoma e generalizzata in tutte le città italiane alle realtà dell’autorganizzazione e del sindacalismo di base, ai singoli e alle realtà associative, nonché a quei soggetti politici e coalizioni civiche che vedono al centro dei propri programmi e/o delle proprie prassi amministrative la fine dell’austerità!
Il #12m le città non si vendono! #Napoli #nonsivende !

Assemblea napoletana verso la costituzione di una commissione di Audit sul debito