8 Marzo 2018 Napoli – Non una di meno

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8 marzo 2018. Una riflessione – EDITORIALE

Prendere parola sulla giornata di giovedì 8 marzo è difficile e quasi riduttivo.

A Napoli, come in più di 50 paesi nel mondo, le donne, le trans, le frocie e tutte le soggettività non eteroformate hanno deciso di scioperare in nome del femminismo. Perché l’8 marzo? Per partire dalle narrazioni tossiche e rompere l’idea della celebrazione di una giornata di festa per le #donne è il primo punto per iniziare ad immaginare un’altra idea di società.
Non siamo affezionate alla retorica della parità dei sessi né crediamo che la donna debba emanciparsi, crediamo nell’autodeterminazione dei corpi a partire da sé.

Scendere in piazza e urlare ad alta voce che non abbiamo più intenzione di essere strumentalizzate per alimentare dibattiti nazionali che ci raccontano cosa sarebbe giusto per le donne è stato necessario, come lo è stare tutti i giorni nei quartieri della città e contaminare i luoghi di aggregazione con pratiche transfemministe.

Una marea di più di 3000 persone ha travolto con felicità ed entusiasmo #Napoli, dando colore al grigio eco del machismo che aleggia nelle nostre vite quotidianamente. Qualcuno vuole ancora raccontarci che i diritti sono uguali e che non esistono differenze di genere e ce lo vogliono raccontare mentre nel paese le forme della violenza patriarcale uccidono e umiliano le soggettività a cui sta stretto il binarismo di genere, le donne, le #lesbiche, le #trans.

Ogni giorno una donna su tre è vittima di #violenza, e al contrario di quanto ci fanno credere, l’assassino ha le chiavi di casa.
Ogni giorno una donna su tre subisce una violenza ostetrica, psicologica, fisica, medica, lavorativa.
Ogni giorno migliaia di donne producono lavoro di cura senza essere pagate, e lavorano più degli uomini senza percepire lo stesso stipendio.

Per questi motivi e per tanti altri, scioperare è stato un atto doveroso e necessario, un segnale di rottura da cui ripartire per ribaltare lo stato di cose presenti. Ripartire significa prendere l’energia di quella piazza e farne lavoro politico, prendere le mimose e buttarle dal balcone, perché noi vogliamo tutto e lo vogliamo tutti i giorni.

Non abbiamo bisogno di essere celebrate una volta l’anno ma pretendiamo diritti, scuole pubbliche, sanità, reddito, lavoro. Contro qualsiasi idea di decoro urbano, di sicurezza militarizzata, ci autodeterminiamo e continueremo a lottare contro chi crede di poterci schiacciare.

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