Isola di Lesbo: libertà per i 35 migranti del centro di Moira

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(AP Photo/Petros Giannakouris)

Nel centro di detenzione di Moira, alcuni migranti hanno cominciato una protesta contro i ritardi nelle richieste d’asilo. La polizia ha attaccato i containers dove vivono i migranti stile Genova 2001. E stanno programmando le udienze su altre isole, quindi evitando che ci siano testimoni della vicenda.

Riportiamo un appello alla solidarietà nei confronti dei 35 fermati:

“Dopo la conclusione delle indagini preliminari, la data della prima udienza del processo per i 35 migranti accusati di aver partecipato alla rivolta che si è svolta nel centro di detenzione di Moria il 18 luglio 2017, è stata fissata per il 20 aprile nella Corte, a giuria mista, di Chios.
Qualche parola sugli incidenti di quel giorno:

Da mesi i rifugiati si organizzavano per i loro diritti a causa dei grandi ritardi nel trattamento delle loro domande di asilo e delle misere condizioni in cui sono costretti a vivere nel centro di detenzione di Moria.

Il 17 luglio un gruppo di migranti, principalmente di origine africana, aveva annunciato che avrebbe continuato la protesta con azioni ripetute.

La protesta annunciata è il risultato di varie proteste più piccole e più impulsive, che hanno avuto luogo nel centro di detenzione e nella città di Mitilene. In quel periodo, molti dei migranti, che si stavano organizzando per resistere alle politiche repressive dello stato, erano stati minacciati dalla polizia, la quale aveva affermato che avrebbe presto scoperto “chi era il capo del centro di detenzione”, pertanto, i lavoratori delle ONG li avevano esortati ad interrompere le proteste in fretta.
Martedì 18 luglio, durante un sit-in di protesta al di fuori dell’ufficio europeo di supporto per l’asilo (EASO), protesta che ha portato i dipendenti dello stesso a lasciare i loro uffici, le autorità sottolineavano che i migranti che protestano, erano a loro volta responsabili del trattamento ritardato delle domande di asilo, facendo sì che un altro gruppo di migranti si rivoltasse contro di loro. Successivamente, i migranti in fuga lasciavano il campo per bloccare la strada principale all’esterno. Mentre urlavano slogan fuori dal campo, le forze dell’ordine dall’interno e dall’esterno del centro di detenzione li hanno attaccati con pietre, gas lacrimogeni e granate stordenti.

I migranti risposero lanciando pietre contro la polizia e dando inizio a piccoli incendi. Dopo il conflitto, l’interno del centro di detenzione era tornato alla “normalità”, ma le forze di polizia hanno iniziato una vera e propria purga all’interno di Moria. I migranti si sono trovati a dover affrontare la minaccia della polizia antisommossa, che ha preso d’assalto i container, picchiando chiunque in modo indiscriminato per poi arrestare 35 persone a caso, arbitrariamente.

L’unico criterio usato dalla polizia era il colore della pelle, poiché si rivolgevano a persone di origine africana. Gli arrestati sono stati portati al dipartimento di polizia centrale di Lesbo, dove sono stati trattenuti senza alcun aiuto medico nonostante avessero subito gravi percosse. Solo uno degli arrestati è stato portato con un’ambulanza all’ospedale direttamente dal centro di detenzione, a causa della perdita di coscienza, dopo aver subito un colpo potenzialmente mortale alla nuca. Durante il mese seguente, circolavano voci su arresti complementari che terrorizzavano ancora di più i migranti intrappolati e che hanno portato molti di loro a lasciare le loro tende e i loro container per paura di essere presi di mira. La situazione di insicurezza creava, quindi, un’atmosfera di impotenza, passività e un sentimento di disfatta generale.

I dati giudiziari

Dopo essere stati picchiati e terrorizzati, i 35 accusati sono stati portati di fronte ad un investigatore, accusati di gravi accuse, tra cui in particolare il cosiddetto “incendio doloso aggravato dalla messa in pericolo della pubblica incolumità” .Questa accusa può portare ad una condanna a molti anni di reclusione e simultaneamente esclude gli accusati dal processo di asilo, le quattro accuse in totale sono le seguenti:

  1. Incendio doloso con messa in pericolo per la pubblica incolumità, in concorso.
    2. Lesioni aggravate, tentato oltre che eseguito a danno della polizia e dei vigili del fuoco, in concorso.
    3. Danneggiamento aggravato compiuto tramite incendio doloso di proprietà straniera e di oggetti ad utilizzo pubblico, in concorso.

4. Resistenza aggravata, travisamento, trasporto di oggetti potenzialmente pericolosi.

La corte ordinava la detenzione preventiva per 30 degli accusati, mentre i rimanenti cinque (il ferito grave e altri quattro migranti, che non hanno avuto un interprete per un mese e mezzo) hanno visto ordini di residenza restrittivi sull’isola e l’obbligo di presentarsi al dipartimento di polizia due volte al mese con obbligo di firma.

Dei 30 detenuti, 10 sono in carcere sull’isola di Chios, 13 a Korydallos (Atene), sei nei centri di detenzione minorile di Avlona (Attica) e uno è stato trasferito da Avlona alla prigione di Malandrino (Grecia centrale). I problemi seri sono derivati dalla loro separazione, poiché sono stati imprigionati lontano dai loro avvocati e dai loro amici, aggravando enormemente il loro isolamento e la loro incertezza, mentre ponevano ostacoli significativi alla loro preparazione per il prossimo processo. Questa pratica è stata applicata ai prigionieri politici in passato, così come in un caso analogo riguardante otto immigrati perseguitati per i fatti di Petrou Ralli.
Inizialmente, la loro difesa era stata assunta da avvocati attivi nelle ONG dell’isola e dal momento in cui il caso ha iniziato ad attirare l’attenzione pubblica, altre ONG sembravano intenzionate ad adottare alcuni dei casi giudiziari.

Tuttavia, solo pochi giorni prima della data del processo, le ONG Solidarity Now, Metadrasi e Synyparxis Lesbos hanno annunciato il loro ritiro dal processo.

Di conseguenza, la situazione già problematica risultava gravemente aggravata, dal momento che gli imputati dovevano trovare nuovi avvocati.

Oltre ai migranti rappresentati da avvocati di organizzazioni non governative, nove dei migranti perseguiti saranno rappresentati da avvocati appartenenti a gruppi di solidarietà.
Il ruolo che le autorità giudiziarie svolgono nelle pratiche anti-insurrezionali diventa anche chiaro nella sede del tribunale scelto.

Il trasferimento del processo a Chios è in contraddizione con la decisione della corte di imporre ordini restrittivi a cinque imputati. Nonostante i giudici siano consapevoli della precaria situazione finanziaria degli imputati, il processo si svolgerà a Chios e dovrebbe durare diversi giorni, il che comporta enormi costi di residenza oltre alle spese di viaggio.

Inoltre, l’ubicazione del processo crea gravi limitazioni alla presenza di testimoni in loro difesa. Poiché gli eventi hanno preso parte al centro di detenzione di Moria, molti dei testimoni oculari sono migranti sottoposti a restrizioni amministrative, che non hanno la possibilità di lasciare Lesbo. Lo stesso si può dire per molti testimoni locali.

A causa del trasporto limitato tra le due isole, la presenza quotidiana è resa impossibile, per cui i testimoni dovrebbero mettere in pausa i loro lavori per un periodo di tempo indefinito e a qualsiasi costo. La rimozione delle testimonianze essenziali funge da comodo pretesto per l’atteggiamento vendicativo e premeditato delle autorità giudiziarie nei confronti dei migranti perseguitati.

Politiche anti-migrazione

Mentre le contestazioni geopolitiche globali continuano, senza alcun segno di diminuzione, l’espansionismo economico prospera e vari regimi autoritari e fondamentalisti appaiono in ogni angolo del mondo, Fortress Europe implementa la gestione da parte delle polizie militari del flusso migratorio.

Sempre più organizzata, prende forma la decisione per la creazione di spazi di eccezione ai confini europei; spazi in cui tutti coloro che non hanno perso la vita durante i loro passaggi saranno trattenuti e subiranno gravi violazioni e violenze.

Per mezzo di un sistema di continuo degrado umano, i migranti saranno classificati come “voluti” o “indesiderati”.

Quelli voluti serviranno come nuova forza lavoro necessaria dell’Europa, mentre allo stesso tempo forniranno un alibi per le politiche sulla morte contro la migrazione. Il resto sarà inevitabilmente criminalizzato, poiché la loro unica possibilità possibile sarà quella di viaggiare più lontano possibile senza documenti, dopo di che saranno sfruttati come forza lavoro a basso costo, che è fondamentale per la riproduzione delle strutture di potere manifestate nel capitale locale e globale. La loro unica altra opzione è la deportazione nei loro paesi di origine o in paesi terzi.
Inoltre, le popolazioni migranti sono diventate il nuovo “nemico interno”.

I media aiutano nella costruzione di una realtà sotto minaccia in modo da giustificare l’esistenza del totalitarismo come “socialmente necessario”. I migranti sono ritratti biologicamente e culturalmente inferiori o come portatori di malattie contagiose, mentre sono collocati in campi privi di strutture sanitarie.

L’uso di una retorica militarista con la quale i migranti vengono presentati come invasori, giustifica le forze armate greche ed europee a prendere posizione ai confini ma anche oltre il loro territorio per difendere la Fortezza Europa.

Uno “stato di emergenza” è stato introdotto in sempre più parti d’Europa. Una dottrina che viene fuori, evocando allo stesso tempo la necessaria coesione nazionale e il consenso necessari per la continuazione delle politiche di svalutazione del “fondo” della società.
Tuttavia, “guerra contro i migranti” significa denaro. L’industria sviluppata a causa della governance delle popolazioni migratrici non dovrebbe essere trascurata. Il capitale continua a essere riprodotto sia attraverso attrezzature militari che servono la protezione e la sorveglianza dei confini o attraverso il capitale umano, come conseguenza della diffusa dottrina dell’umanitarismo militare.

Dato il contesto, Lesbo è stata scelta, per la seconda volta nella sua storia recente, come il campo principale per l’applicazione delle politiche di confine anti-migrazione all’inizio della cosiddetta “rotta del Mediterraneo orientale”. Di conseguenza, sono emerse nuove forze militari di polizia e diversi tipi di centri di detenzione, oltre all’incoraggiamento di un distacco sociale cruciale al fine di generare consenso per la politica della morte che si sta svolgendo.

Il totalitarismo getta un’ombra sulla vita sull’isola con poche crepe aperte dalla resistenza dei migranti, ma anche da parti di una contro sommossa internazionale diffusa, che ha mostrato un’azione multipla e continua. Questi momenti di resistenza che forniscono un’autonomia di breve durata, fanno sì che i migranti siano sottoposti ad ancora più terrore e violenza per frenarli e isolarli da quelli che li sostengono in solidarietà.

Solidarietà per ogni ragione nel mondo

La decisione di schierarsi con i 35 arrestati non ha nulla a che fare con qualsivoglia criterio di innocenza, né indica una lotta antirazzista unidimensionale. La persecuzione subita dai 35 può essere capita solo se vista solo come un altro aspetto delle politiche anti-insurrezionali che sono state stabilite da diversi governi e che ora sono messe in pratica dal governo di “sinistra” di SIRYZA. Il declino dei movimenti per la lotta di classe e dei movimenti sociali porta all’approvazione e all’accettazione di attacchi per le persone che si trovano nel fondo della società. Una pletora di strumenti oppressivi, di natura poliziesca, giudiziaria, amministrativa ed economica sono utilizzati contro coloro che cercano di resistere.

La crescente militarizzazione delle forze di polizia. La creazione di spazi di eccezione, come i campi di concentramento dei migranti. La nuova riforma del codice penale e gli attacchi contro i prigionieri resistenti. L’Uso di multe come ricatto, come nel caso degli obiettori alla leva obbligatoria.

La Persecuzione criminale delle lotte sindacali. Il Degrado ambientale e la persecuzione di chi resiste. Tutti questi sono aspetti dello stesso attacco stato-capitalista contro coloro che si trovano nel fondo della società.
Attacchi che vanno oltre i confini tradizionali degli stati nazionali. Attraverso la riforma dei quadri giuridici, vi è un tentativo di cooperazione transnazionale per frenare le resistenze. Cooperazione giudiziaria transnazionale e sviluppo di politiche europee comuni sulla gestione della popolazione. Ma le risposte saranno date a tutti i livelli. (IE Hamburg G20, Salonicco’s Balkan Demo Against Nazionalism, No Border Movement). Lotte oltre le frontiere, gli stati, le nazioni e i nazionalismi.
Il processo contro i 35 migranti può essere visto come un processo contro la società che resiste alla continua svalutazione e repressione della propria vita.

Le autorità vogliono effettuare il processo utilizzando un buco nero spazio-temporale per limitare ogni azione di solidarietà.

Per questo motivo, più urgente che mai, è essenziale rendere pubblico un altro esempio di utilizzo arbitrario del potere diretto verso uno dei gruppi sociali più oppressi.
Chiediamo a singoli, gruppi e organizzazioni solidarietà di organizzare iniziative.
L’account twitter @ freethemoria35 e # freethemoria35 è stato creato per lo scopo della campagna di solidarietà, mentre i media auto-organizzati saranno utilizzati per informazioni e aggiornamenti più precisi.

L’Assemblea di solidarietà per i 35 migranti perseguitati di Moria
#freethemoria35 “

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