La Marea è tornata: la Rivoluzione è donna!

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#NiUnaMenos è il più grande movimento transnazionale del nostro tempo e questo non può essere che il segno di una sola certezza: la #rivoluzione è #donna!Dall’Argentina l’ondata di #femminismo è arrivata fino in Italia, passando per centinaia di piazze in tutto il mondo. Dopo un anno di dibattiti, azioni e campagne, sabato 150.000 donne, LGBTQIA’s e uomini hanno inondato le strade di #Roma dietro lo striscione di #NonUnaDiMeno, facendo risalire la marea e l’entusiasmo, e domenica più di 600 persone erano in assemblea alla Sapienza, per continuare ad organizzarsi e accogliere l’appello argentino verso lo sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo dell’otto marzo 2018.

Quella di Non una di meno non può essere vista come una manifestazione tra le tante, e non solo per la consistenza e l’eterogeneità della piazza. Il corteo è il risultato di un lungo percorso che si è sviluppato a livello locale e nazionale e che ha portato, dopo diverse assemblee nazionali e migliaia di discussioni cittadine, ad un primo fondamentale risultato: #AbbiamoUnPiano! Un piano transfemminista contro la #violenza, scritto dal basso da mille mani, che parla a tutte le donne e le soggettività altre che ogni giorno, e da secoli, subiscono violenza e discriminazioni.

I dati parlano chiaro: una donna su tre subisce violenza fisica e una donna ogni tre giorni muore.

Basterebbe dire questo, ma purtroppo la violenza ha mille volti e milioni di travestimenti: #mobbing, #stalking, disparità salariale, abusi di potere, violenza ostetrica, violenza psicologica, sono solo alcune facce della stessa medaglia. Rompere il muro di silenzio che nasconde la violenza machista è il primo passo per cambiare rotta. I media sono complici della narrazione tossica sul tema dei generi e, in linea con questo hanno totalmente oscurato la manifestazione: il dibattito nazionale non è all’altezza delle intelligenze di cui disponiamo collettivamente. Non è sufficiente riconoscere un problema senza pensare a una reale soluzione, per questo il piano di NON UNA DI MENO è un passo cruciale: uno strumento di lotta e rivendicazione da assumere in ogni città e da declinare nelle sue articolazioni territoriali.

Sta a noi avviare una discussione permanente e un processo di partecipazione e mobilitazione, a partire dalle condizioni in cui versa la nostra regione, partendo dai tavoli e dalle assemblee di Non una di meno – Napoli , uno spazio di confronto cittadino nato dall’esigenza comune di singole persone e realtà organizzate: decidere sui nostri corpi e agire contro la violenza di genere in tutte le sue forme.

Il processo di liberazione della donna è propedeutico alla liberazione della nostra società e proprio per questo è un processo lungo e difficile. Troveremo mille ostacoli in una città figlia di una cultura fortemente patriarcale, ma non sarà questo a farci torto.

Siamo convinte che sia necessario avviare un percorso di femminilizzazione della politica, dentro e fuori i movimenti sociali, perché esiste un modo non maschile, ma maschilista di fare politica, verticistico e autoritario, che si oppone al metodo dei femminismi, che basano l’autorevolezza (e non l’autorità) sul riconoscimento piuttosto che sull’imposizione.

Oggi le #Rivoluzioni a cui guardare con interesse si basano sul protagonismo assoluto delle donne, determinando, già a partire da questo, un significativo cambiamento dell’esistente.

Dal #Kurdistan turco e siriano le donne stanno combattendo in prima fila contro l’ISIS, uno dei volti più concreti del sessismo e del patriarcato: si sono unite, organizzate e armate, per portare avanti una battaglia che è anche nostra. In #Chiapas la storia dello #zapatismo è arrivata ad un punto di svolta, con il sostegno della candidatura da parte del Consiglio del popoli indigeni di una donna indigena al governo del #Messico.

È arrivato il momento di aprire ovunque spazi femministi nelle pratiche politiche quotidiane e noi intendiamo farlo qui, a partire dalle particolarità di questa città.