Le città non si vendono. Cosa è successo il 12 maggio in Europa?

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Migliaia di persone in piazza in Europa al grido di “Le città non si vendono” ! 

Cosa è successo il 12 maggio in Europa? Come è possibile che in tante città sono scese in piazza migliaia di persone per dire, tutte insieme, come facciamo da mesi a Napoli, che le proprie città non si vendono?

Madrid, Barcelona, Malaga, Granada, Valencia, A Coruna, Palma, Sevilla, Chieti e Napoli. Finalmente le città, con il loro portato di resistenza, autorganizzazione e sperimentazione sociale e politica municipale, sono tornate a far sentire la propria voce nell’Europa dell’austerità. “La città non si vende”, quello slogan che a Napoli ripetiamo da quando è esploso il “caso” del debito del Comune, sabato 12 maggio è stato gridato da migliaia di persone nel Sud dell’Europa, per contestare i meccanismi di indebitamento, turistificazione e blocco della finanza pubblica locale dovuto alle assurde regole europee che, imponendo il pareggio di bilancio, regalano ai privati (e a buon mercato!) pezzi di patrimonio immobiliare e di servizi pubblici.  

Nell’Europa dell’austerità da un lato e del populismo dall’altro, abbiamo finalmente partecipato (e assistito) ad una mobilitazione comune contro un dramma comune. Come abbiamo sostenuto nel corso di questi mesi, infatti, la situazione debitoria del Comune di Napoli è tutt’altro che eccezionale e particolare come giornali e partiti hanno provato a presentare sino ad oggi. Al netto degli errori e delle responsabilità dell’attuale e delle precedenti amministrazioni, quindi, la condizione di dissesto finanziario e sociale è comune a tantissime città del sud Europa e, in assenza di un cambio vero di paradigma, il destino che ci attende è la svendita, pezzo per pezzo, delle nostre città.

Se il problema è comune, però, sino ad oggi le città non hanno trovato sponde politiche a livello nazionale né europeo. Per questo, la costruzione di una mobilitazione comune, autoconvocata dal basso, è davvero una buona notizia: le connessioni e gli scambi realizzati nel corso di questi anni tra le realtà di movimento cittadine e le organizzazioni politiche municipaliste rappresentano un patrimonio inestimabile che va valorizzato fino in fondo per rompere il gigantesco vuoto politico e di mobilitazione sociale nel quale ci troviamo mentre le nostre città vanno a fondo, marginalizzando ulteriormente quell’insieme di bisogni, vertenze e questioni sociali prodotte da dieci anni di “crisi”. In questa direzione continueremo a lavorare nei prossimi mesi, tessendo nuove trame ed approfondendo quelle esistenti.

Sul fronte cittadino, invece, l’azione di sabato mattina è riuscita a rompere il silenzio che sino ad oggi i media napoletani hanno tenuto sul percorso di “Napoli non si vende”, restituendo pubblicamente tre aspetti fondamentali delle nostre rivendicazioni: 1) Il problema non è solo il cr8, ma l’insieme di debiti e delle passività negative (vedi i titoli derivati) che il Comune sarà costretto a fronteggiare nei prossimi anni. Combattere il debito odioso, vuol dire combattere tutte queste componenti del debito pubblico del Comune 2) Il problema non è solo napoletano, ma investe tante città del Sud Europa e va ricondotto alle assurde regole dell’austerità sul pareggio di bilancio. 3) Per le due precedenti ragioni, o si apre una battaglia a 360° oppure la città affogherà silenziosamente. Il sindaco si è impegnato nelle scorse settimane ad avviare una battaglia politica all’interno dell’Anci nei confronti del governo nazionale, mentre il M5S in campagna elettorale ha posto al centro del programma la fine dell’austerità e la cancellazione del pareggio di bilancio. Gli impegni assunti vanno tradotti velocemente in atti concreti.  

Coerentemente con quanto abbiamo fatto nel corso di questi mesi, però, siamo convinti che, al di la delle parti politiche, è in primo luogo la città e i suoi abitanti, che devono fare la propria parte. Sino ad oggi si è scontato anche attorno a questo tema lo scarso protagonismo sociale di questa fase storica e il provincialismo del dibattito politico cittadino che, anche tra le realtà dell’autorganizzazione, soffre di una logica da tifoseria attorno alla figura del sindaco. In molti continuano a ritenere che la battaglia contro il debito odioso e illegittimo sia un problema dell’amministrazione De Magistris, ignorandone fino in fondo la matrice e le implicazioni. Ci auguriamo che la larga giornata di mobilitazione del 12 maggio abbia acceso una lampadina e che il torpore di tanti, invece, si spenga presto. Prima che sia troppo tardi. 

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