Una condanna lunga 20 anni

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Dopo la chiusura dell’Italsider (oltre 100 anni di attività siderurgica), #Bagnoli quartiere storicamente operaio diventa oggetto di una serie di ambiziosi piani urbanistici per la sua riconversione, che sfoceranno poi nella Variante occidentale al Piano regolatore approvato dal Consiglio comunale nel 1996.

• All’indomani dell’approvazione della Variante occidentale, viene costituita 1996 la Società Bagnoli S.p.a., strumento ad hoc dell’IRI per l’attuazione del “Piano di recupero ambientale dell’area di Bagnoli” predisposto e finanziato dal CIPE con la delibera del 20 dicembre 1994. Nel 1998 il sito di Bagnoli-Coroglio viene inserito nell’elenco dei siti di interesse nazionale de bonificare.
• La Bagnoli S.p.a. comincia le operazioni di bonifica attraverso una serie di sondaggi geognostici tra il 1997 e l’anno successivo, con carotaggi, campionamenti dei sottosuoli e delle acque, indagini geofisiche. Per le aree a maggiore inquinamento si procederà, nel 1999, a una serie di sondaggi a maglie più strette.
• Il progetto prevede la rimozione dei contaminanti idrocarburi e metalli pesanti, soprattutto riguardo alla forte presenza di amianto riscontrata già nella prima bonifica nell’area ex Eternit. Le operazioni, che procederanno a rilento e alla fine delle attività della Bagnoli S.p.a., le operazioni si limitano solo alla dismissione e all’abbattimento della maggior parte degli impianti. Il costo complessivo delle operazioni svolte dalla Bagnoli spa ammonta a circa 340 miliardi di vecchie lire (circa 150 milioni di euro).
Successivamente all’approvazione della Variante, si rende necessario rendere subito operativo quanto previsto dal nuovo piano: a tale proposito si comincia a disegnare il Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) di Bagnoli-Coroglio che specifica le trasformazioni da effettuare e le loro modalità. Il PUE viene presentato dalla Giunta del Comune di Napoli il 13 dicembre del 2000 e prevede alcune modifiche a quanto stabilito dalla Variante: innanzitutto il mantenimento di alcuni fabbricati considerati di “archeologia industriale”, e in secondo luogo l’individuazione in una Società di Trasformazione Urbana (STU) dell’ente che attuerà il progetto “Bagnoli Futura”. Il 16 maggio 2005 il PUE è approvato.
• Nel giugno 2005, un mese dopo la definitiva approvazione del PUE da parte degli enti locali, la Bagnolifutura avvia le sue attività operative.
• Tra il 2004 e il 2005 l’ICRAM presenta i risultati delle analisi condotte sui sedimenti marino-costieri del Sito di Interesse Nazionale Bagnoli Coroglio. I dati mostrano un diffuso inquinamento da parte di Metalli Pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e Policlorobifenili (PCB). Le autorità pur messe a conoscenza dei rischi per la salute intervengono, solo nell’estate 2005 con un ordinanza di interdizione e messa in sicurezza di emergenza della linea di costa. L’ex Assessore Casimiro Monti e l’ex sub commissario alle bonifiche Arcangelo Cesarano nel 2010 sono stati condannati per aver rilasciato le concessioni balneari nonostante l’inquinamento del litorale.
• Nel 2007, viene aperto il cantiere della Porta del Parco il cantiere per la realizzazione dell’Acquario tematico e del Parco dello Sport. Le opere completate tra il 2009 e il 2010 non sono aperte al pubblico se non in minima parte. La Porta del Parco è costata 45 milioni di euro, l’Acquario Tematico 11,5 milioni, mentre il Parco dello Sport (che versa in totale stato di abbandono e secondo le indagini della procura è una delle aree interessate dall’interramento di sostanze pericolose) è costato 37 milioni di euro.
• Nell’aprile 2013 infatti le aree dell’ex Italsider e dell’ex Eternit di Bagnoli sono state sequestrate dai carabinieri nell’ambito di un’indagine della procura di Napoli che ipotizza i reati di truffa, mancata bonifica e di disastro ambientale. Indagati 21 ex dirigenti di vari enti locali e della società Bagnolifutura. Il costo delle attività di bonifica ammonta in 107 milioni di euro, producendo un aggravamento dell’inquinamento presente nella zona, perché “ha permesso la miscelazione di pericolosi inquinanti”. Inoltre i lavori di bonifica sarebbero avvenuti in un “contesto di conflitto d’interesse” e tra le accuse degli indagati rientra il reato di “truffa ai danni dello Stato”. Tra i costi di gestione della Bagnolifutura (cda e circa 60 dipendenti) calcolabili in circa 3 milioni di euro annui, l’indebitamento bancario per l’acquisto dei suoli, i costi di bonifica ed edificazione il debito Bagnolifutura ammonta ad oltre 300 milioni di euro.
• La #Bonifica di Bagnoli è costata 20 anni di immobilismo e quasi mezzo miliardo di euro di fondi pubblici. L’emergenza rifiuti come piano politico economico e l’attuale esigenza delle bonifiche come seconda fase del business.
Nel 2014 con l’articolo 33 del decreto legge sblocca Italia emanato dal Governo Renzi, entra in gioco la mossa definitiva degli interessi della classe dei grandi imprenditori sul nostro quartiere: a Bagnoli è previsto un commissariamento che si attuerà con un estensione dei poteri della regione accanto ad un commissario nominato dal consiglio dei ministri e ad un soggetto attuatore il quale sara individuato ancora una volta tra i grandi speculatori, non è un caso che difatti sará Invitalia a occupare tale ruolo,in stretto rapporto con #Fintecna e #Caltagirone responsabile dello scandalo della devastazione e del saccheggio realizzato su bagnoli.
Nel 2018, ad un anno dalla firma dell’intesa interistituzionale tra Governo e amministrazione comunale, tanto è stato arginato rispetto al precedente piano commissariale grazie al lavoro di anni di lotta (spiaggia pubblica, rimozione della colmata, bonifica) ma tanto abbiamo ancora da conquistare!

Oggi 5 febbraio 2018 è in corso il #processo per disastro ambientale e #truffa ai danni dello Stato che vede imputati Bagnoli Futura, il ministero dell’Ambiente, il Centro Campano Tecnologie e Ambiente, figure politiche del comune di Napoli e della regione Campania. Nessun tribunale potrà conferire una pena equa ai responsabili della devastazione sociale, politica ed economica realizzata sul nostro quartiere, fra quelli con maggior tasso di tumori.

Gianfranco Caligiuri, Mario Hubler, Gianfranco Mascazzini, Sabatino Santangelo, Maria Palumbo, Maria Teresa Anna Celano, Alfonso De Nardo e Giuseppe Pulli: assieme alle grandi multinazionali e ai partiti del cemento di Caltagirone e co. sono stati già condannati alla pena più dura tempo fa, questo territorio non ha dimenticato e non lo farà mai.

Qualsiasi sia la sentenza che il tribunale emetterà in queste ore, Bagnoli oggi si ferma per pochi minuti, col fiato sospeso, la giustizia che si richiede è ben altra, quella del riscatto sociale ed economico, eppure oggi attende un istante per poi gridare: ‘’Vi avevamo già condannato con la rabbia nel petto e continueremo a farlo!’’