Una lista dal basso alle elezioni nazionali?

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Come molti sapranno ci interroghiamo da almeno due anni sugli ambiti di intervento e le forme organizzative di movimenti, lotte sociali ed esperienze di azione politica diretta.
Questo costante interrogarsi è dovuto ad una serie di ragioni che, per questioni di brevità, qui richiamiamo in tre punti:

1) La crisi dei movimenti su scala globale;
2) L’irrigidimento verso l’alto della catena capitalistica del comando;
3) Una positiva fase territoriale che a Napoli ha visto la crescita del “basso che si auto-organizza”, e l’arretramento di una parte del marciume politico-istituzionale che ha devastato i nostri quartieri dal punto di vista sociale ed ambientale, nonché il resto del paese nel corso dei precedenti vent’anni, condannando intere generazioni ad emigrazione e precarietà.

Questo intenso interrogarsi ci ha spinto a lanciare e metterci al lavoro per la costruzione di una confederazione delle collettività e singolarità che dal basso vogliono costruire, partendo dalle lotte sociali e dal mutualismo, un’alternativa di governo e di vita nell’area metropolitana della città di Napoli (leggi il nostro contributo —-> https://goo.gl/7Rm6r8).

E ancora, è questo intenso interrogarsi che ci ha fatto accogliere positivamente la proposta lanciata da Potere al popolo sulla costruzione di una lista elettorale alle prossime elezioni nazionali, portandoci a partecipare alle assemblee promosse e provando a dare anche il nostro contributo a questo percorso (leggi il nostro contributo —-> https://goo.gl/YEDwGU).

Crediamo, tuttavia, sia giunto il momento di trasmettere con chiarezza da un lato quanto questa proposta sia distante e contestualmente non si sovrapponga al nostro orizzonte politico, e dall’altro le ragioni per le quali riteniamo che non bisogna “opporsi” ma anzi in qualche maniera supportarla, nei territori in cui ci siano le condizioni per farlo.

E’ ormai evidente ai più che la fine di quel mostro che è stata la “sinistra” non si è tradotto nell’ avanzamento dei bisogni e delle soggettività sociali che da quella storia si sono tenuti (o sono stati lasciati) fuori, scegliendo invece le lotte e l’auto-organizzazione, il sogno e il materialismo, piuttosto che il compromesso e l’opportunismo.

La fase politica generale ha subito profonde trasformazioni.
In questi anni siamo stati quelli e quelle che hanno riempito le piazze gridando “non ci rappresenta nessuno” e “noi la crisi non la paghiamo” , dalle università occupate o dalle lotte contro le grandi opere, nonostante la forza di quei movimenti e in alcuni casi anche la loro radicalità non siamo riusciti a trasformare quell’indignazione in organizzazione sociale, a far nascere un progetto politico alternativo alle destre, o meglio i partiti o ai partiti della finta democrazia partecipata, che, invece, stanno raccogliendo sempre più consensi nel paese grazie anche ad un dilagante astensionismo, che non si sembra per niente consapevole e conflittuale , ma frutto di rassegnazione e disinteresse per lo spazio politico. Le città e le loro ormai precarie istituzioni, a differenza del piano nazionale, oggi hanno le caratteristiche di uno spazio politico e produttivo dove l’alternativa sociale e politica alla barbarie neoliberista può e deve essere costruita: a partire dall’ organizzazione sociale, dalla costruzione di nuove istituzioni, dall’ occupazione e dallo smantellamento delle vecchie. Il Parlamento e la prateria lasciata aperta dalla sinistra nazionale che fu (e che tanto danno ha fatto!) sono un semplice spazio di rappresentanza.

Se la nostra attenzione in questi anni si è concentrata fortemente sullo spazio cittadino, l’iniziativa di Potere al Popolo si inserisce in questa seconda strada. Ambisce a occupare, con temi e volti sino ad oggi fuori dalla partita, un pezzettino di quello prateria lasciata aperta nella pancia del paese che viene percorsa sempre più intensamente da nazionalismi, sovranismi e populismi.

Non ci interessa qui ricordare che, rispetto ai compiti che la fase e lo scontro di classe ci imporrebbero, questa scadenza elettorale non solo non ci entusiasma ma l’avremmo tranquillamente vissuta come tutte quante le altre fino ad ora. Siamo anche consapevoli che non è all’ordine del giorno la nostra capacità di influenzare ed organizzare la gran parte di chi si astiene dal voto.

Questa proposta nazionale si inserisce chiaramente su un altro piano, che non è quello del risultato della lista, ma, nelle intenzioni, quella di irrompere nel teatrino della prossima campagna elettorale, utilizzarla come megafono delle lotte, promuovere assemblee popolari che possano indicare candidature unitarie, tentare di sviluppare un coordinamento tra soggetti reali in movimento, tra le lotte presenti, riportare in luce la verità dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e recuperare un filo tra le tante realtà anche “sparpagliate” nelle varie città (come dimostrano le oltre 70 assemblee in varie città di queste settimane), con una chiara separazione tra chi è nostro “nemico” e chi è nostro potenziale alleato. Sappiamo che l’Italia non è fatta di grandi città in cui è “più semplice” costruire reti di resistenza e mutualismo, dove esistono contraddizioni più acute e soprattutto realtà politiche auto-organizzate di diverse derivazioni storico-politiche.

Questa proposta parla anche soprattutto alle province e ai piccoli centri, dove a volte i compagni e le compagne hanno difficoltà a stare all’interno in un percorso più globale che possa rinforzarne l’azione; ma è soprattutto dalla provincia del paese che in questi anni sono venute le esperienze più interessanti: la lotta No Tav, No Tap, No Muos, le rivolte di Terzigno e Pianura, quindi ci sembra evidente che questa proposta abbia una sua validità in quest’ottica.

Un processo che non possiamo reputare negativo o in contrasto con quanto stiamo provando a fare noi in città, ma che anzi può dare un contributo affinché il processo di confederazione che stiamo provando a sviluppare si allarghi anche in altri luoghi oltre lo spazio metropolitano.

Si tratta di un’iniziativa apprezzabile perché, nella peggiore delle ipotesi, può rappresentare, come si diceva in precedenza, un megafono delle lotte, nella migliore, una sponda delle stesse. Quanto è certo, dal nostro punto di vista, è che oggi l’opzione di una rappresentanza nel parlamento con queste coordinate non rappresenta un’eventuale freno per lotte e movimenti. Siamo anche certi che non ne rappresenti nemmeno una “soluzione”, un moltiplicatore, una scorciatoia (che non esiste), o che l’esito di questa sfida possa divenire la bussola o il termometro del destino sociale di questo paese e dei movimenti sociali.

Nessun cambiamento sostanziale delle condizioni di vita dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, di chi scappa dalle guerre e delle masse impoverite dalla crisi, può avvenire solo attraverso le elezioni.

Crediamo però sia utile in questa fase storica che il dibattito nazionale sia attraversato da soggettività nuove, provenienti dalle lotte e non mosse da opportunismo, e da molti dei temi presenti nel programma proposto dalle compagne e i compagni di Potere al Popolo. Ci sembra, a questo proposito, che ci sia ancora molto su cui possiamo lavorare insieme, perché si è ancora troppo vicini all’identità della sinistra e poco a quello delle lotte reali di questo paese. Il tema centrale di una qualsivoglia lista elettorale in discontinuità con il passato e con l’eterno vecchio che avanza deve necessariamente riguardare le condizioni di vita di quelle milioni di persone condannate alla precarietà dal Jobs Act e dall’austerità. Non basta limitarsi a indicare la necessaria abolizione delle leggi degli ultimi anni e il ripristino dell’art.18. Alcuni punti sono imprescindibili:

· Salario minimo europeo, abolizione dei contratti precari, fine del lavoro sottopagato e sfruttato, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
· Un piano generale di introduzione al lavoro su punti centrali che richiamano il destino del paese su temi fondamentali: messa in sicurezza dei territori, bonifiche, smaltimento e gestione del ciclo dei rifiuti, recupero dei generi alimentari di prima necessità.
· Esproprio di tutte le aziende e fabbriche che licenziano ed inquinano.
· Blocco immediato degli sfratti e della speculazione immobiliare, attivazione immediata di una nuova edilizia popolare a suolo zero.
· Un nuovo welfare, basato sull’universalità e la prossimità e imperniato attorno ad un reddito di base incondizionato che niente ha in comune con le proposte del M5S e con il Rei, sganciato quindi dalla prestazione lavorativa.
· Il taglio delle spese militari e il rifinanziamento di scuola, università e sanità pubblica.
· Fine di guerre e crimini nei paesi colonizzati finanziariamente e militarmente dall’Italia e dall’Unione Europea
· Creazione di canali di ingresso per migranti economici e rifugiati politici per fermare i morti nel Mediterraneo; un permesso di soggiorno unico europeo e una sanatoria per tutti e tutte.

Secondo noi bisogna osare di più sulle rivendicazioni, insistere sull’esigenza della redistribuzione della ricchezza in questo paese, abbiamo assisto per anni a campagne elettorale tutte basate sull’attacco alle classi popolari più deboli, con promesse di tagli all’Imu, alle tasse sul lavoro per le aziende o agli 80 euro di Renzi, non dobbiamo aver paura di ricordare che colossi come Amazon o Google, in Italia pagano solo il 4% delle tasse che già dovrebbero, e se cominciassimo a mettere le mani sui profitti delle grande aziende e delle grandi piattaforme on line avremmo la possibilità di immaginare un welfare più rivolto verso il basso.

A ben vedere, ci sarebbe dunque bisogno di trasmettere con nettezza quanto sia necessario riscrivere da capo questo paese ed una nuova sua costituzione piuttosto che esaltare “l’applicazione” di quella attuale. È necessario un programma politico di fase che abbia come suo unico vincolo non la “fattibilità” all’interno dell’attuale sistema, quanto il soddisfacimento dei bisogni materiali di milioni sfruttati. Oggi come non mai, la lotta per riconquistare quelle garanzie e quei diritti andati perduti prima a seguito delle innumerevoli ristrutturazioni capitalistiche e ora con la crisi, è per forza di cose inconciliabile con l’esistenza stessa delle attuali classi dominanti al potere.

Se tuttavia la strada per lavorare sul programma e sulle rivendicazioni è lunga, e ci auguriamo possa vivere della ricchezza di tanti e tante, sappiamo invece quanto è necessario definire immediatamente due aspetti di processo decisivi affinché questa strada possa davvero dispiegarsi secondo le intenzioni enunciate: l’assunzione totale delle sfide che pongono i movimenti femministi e transfemministi e la centralità dei territori.

Lo spazio di possibilità che oggi si presenta, nonché il senso stesso di una proposta in radicale discontinuità con il resto del panorama politico, sono profondamente debitori al metodo con il quale verranno sviluppate nel corso dei prossimi mesi.

Rompere con la storia della sinistra istituzionale che abbiamo conosciuto fino ad oggi vuol dire perseguire un obiettivo su tutti: mettersi a disposizione e dar voce alle lotte e alle specificità territoriali.

E’ necessario che da subito si lavori perché queste condizioni trovino una propria autonoma e veritiera espressione nello stesso processo di costruzione della lista.

Dal canto nostro proseguiremo nel metodo di lavoro che abbiamo utilizzato nel corso di questi anni: aperti al dialogo e al ragionamento, ma profondamente convinti che questa sfida non si risolva negli accordi tra soggettività politiche nell’ ambito elettorale, sceglieremo nei territori che presidiamo ogni giorno i termini con i quali relazionarci e contribuire al dibattito di questo percorso, partecipando e contribuendo attivamente nei vari quartieri e territori della città di Napoli e sostenendo quelle candidature di unità popolare (per citare i compagni e le compagne catalane) che saranno espressione dei territori e delle loro lotte.

#PotereAlPopolo #Napoli

* Il quadro in allegato questa settimana è di Diego Rivera – “The world of today and tomorrow”