Una prospettiva internazionale per la lotta contro il debito

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Nelle ultime settimane il tema del debito del comune di #Napoli è stato al centro del dibattito cittadino. Un tema con il quale i movimenti sociali e le reti di attivisti del territorio fanno i conti tutti i giorni.

Esistono enorme fette della popolazione di questa città che soffrono profondamente. Mancanza di welfare, di sostegno ai bisogni concreti, dalla casa al trasporto, il dramma della disoccupazione e dell’assenza di reddito, che si unisce al distacco sociale, politico e culturale delle periferie. Problemi legati ad un grande insieme di fattori, e non riconducibili ad un solo male, ma che hanno nel tema del debito pubblico un grosso muro con il quale scontrarsi.

In questi anni le reti di Mutuo Soccorso e le vertenze cittadine in piedi su tutto il territorio di Napoli, hanno provato ad urlare la necessità di un miglioramento generalizzato di queste condizioni di vita, spesso ottenendo importanti risultati materiali. Ad oggi la cappa del debito inevitabilmente restringe la possibilità e il margine che questi movimenti di lotta hanno nel riuscire a recuperare reddito, diritti, spazi di vivibilità.

Questo dato è solo uno dei punti che mette indiscutibilmente al centro la necessità di articolare una battaglia globale contro il debito delle città, e soprattutto contro la già chiara eventualità che questo debito venga pagato dalle fasce della popolazione che già da anni pagano il costo della crisi economica, per effetto delle politiche di austerità nazionali e del taglio dei servizi locali.

Nel segno della parola d’ordine “Napoli non si vende”, l’assemblea cittadina dello scorso 7 Aprile a Piazza San Domenico Maggiore ha posto alla città, e a chi l’amministra, i temi fondamentali e le richieste di questo pezzo di città che continua a rappresentare una forma di resistenza complessiva all’aggressione delle politiche di austerità.

Non vendere la città vuol dire cominciare a ri-discutere il piano di riequilibrio attualmente presentato dalla giunta (un vero e proprio Memorandum greco!), spostare l’asse delle rivendicazioni contro il debito illegittimo oltre il CR8 e l’orizzonte temporale che vede interessata l’attuale amministrazione, articolare una battaglia al meno nazionale contro i vincoli alla spesa pubblica locale infilati dai partiti dell’austerità perfino in costituzione (il vincolo sul pareggio di bilancio!).

La giornata del 14 Aprile, in questo senso, è stato un passaggio indispensabile. Partendo in corteo da Largo Berlinguer, anche noi abbiamo attraversato la mobilitazione convocata dal sindaco De Magistris in piazza Municipio, ribadendo con forza quanto già espresso nell’assemblea della settimana precedente: Napoli non si vende!

Un pezzo sempre più largo della città dichiara che il debito contratto dal comune è illegittimo e ingiusto, non solo per motivazioni tecniche e burocratiche, ma perché di fatto non contratto nell’interesse della città. La battaglia, vera e di lunga durata, deve essere però estesa a tutti i debiti contratti dal comune di Napoli.

Non solo i famosi CR8, ma tutti quelli che andranno in scadenza nei prossimi anni, a partire dai titoli derivati (anch’essi risalenti alle amministrazioni di Iervolina memoria) i cui termini sono addirittura ignoti alla città perché secretati da un’altra assurda legge nazionale, proprio come quella che sul pareggio di bilancio che impone la sanzione di 84 milioni di euro per la mancata messa in bilancio del CR8 nel bilancio del 2016.

Per questi motivi la battaglia contro il debito illegittimo non può essere condotta esclusivamente a livello cittadino, ma spostarsi su un piano quantomeno nazionale ed in prospettiva europeo. Non si parte da zero, perché esperienze come quella di Fearless Cities tenutati a Barcellona o il meeting internazionale di Commons e Cities dello scorso Novembre a Napoli, hanno dato luogo a connessioni e scambi tra varie città che oggi immaginano strategie comuni di lotta contro problemi comuni.

 

Il 12 maggio è un’occasione da non perdere per rilanciare la battaglia napoletana e intrecciarla con quella di tante altre città del sud Europa.

Dinanzi al dramma del debito e dei vincoli sul pareggio di bilancio (in Spagna conosciuta come Ley Montero), contro i processi di espulsione sociale e trasformazione urbana prodotti da un Turismo aggressivo e privo di alcuna forma di regolazione, Malaga, Madrid, Barcelona e tante altre città hanno lanciato un appello alla costruzione di una mobilitazione internazionale proprio al suono di “le città non si vendono”. Un appello al quale da Napoli rispondiamo immediatamente e che rilanciamo a tante altre città italiane.

Non possiamo assolutamente permetterci di perdere questa occasione né di lasciare la battaglia contro il debito all’interno dei confini territoriali. Il rischio enorme nel restare a guardare è che in città si inneschi una nuova guerra tra poveri e che la risoluzione (in un verso o nell’altro) di questo ennesimo dramma napoletano dipenda dalla maggiore o minore sensibilità delle forze politiche presenti in parlamento o da qualche accordo politico giocato sulla testa della città.

Il 12 maggio è un’occasione eccezionale non solo per continuare la mobilitazione contro il debito napoletano e per la sopravvivenza delle casse comunali, ma soprattutto per tracciare una rotta nuova dal basso che rompa i meccanismi di ricatto che strozzano i territori, rilanciando un nuovo orizzonte di liberazione e di protagonismo delle città del sud Europa.

Foto copertina : Entrata dei Francesci a Napoli